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Nuovo archivio territoriale

Rione Terra. L’evacuazione del 2 marzo 1970 nelle testimonianze dei cittadini di Pozzuoli.

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 Resoconto del Seminario sulla tesi di laurea magistrale in Storia e memoria della Dott.ssa Maria Laura Longo: "Rione Terra. L’evacuazione del 2 marzo 1970 nelle testimonianze dei cittadini di Pozzuoli ".

Con la partecipazione della Prof.ssa Gabriella Gribaudi, docente di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II.

 

 

 

Rione Terra tra storia e memoria

Generalmente, il 2 marzo 1970 viene associato alla morte civile della città di Pozzuoli. L’evacuazione del rione Terra segna una cesura, ancora percepita e sofferta, tra quello che la capitale dei Campi Flegrei era e quello che si apprestava ad essere. Cosa accadde in quei giorni concitati? Quali le conseguenze?

Il percorso dei ricordi può cominciare il 22 febbraio 1970, quando L’Unità titola: “Brucia la terra sotto Pozzuoli?” nell’articolo scritto dalla corrispondente dei Campi Flegrei, Eleonora Puntillo. Si tratta della prima testata nazionale ad occuparsi dell’anomala situazione di Pozzuoli, riportando in maniera cauta le avvisaglie dei movimenti della terra, percepite da pescatori e cittadini del luogo.

«I pescatori, soprattutto i pescatori, avvertivano che qualcosa non andava bene … Loro prima quando dovevano entrare nella darsena dovevano abbassarsi, perché urtavano con la testa sotto il ponte, loro non si spiegavano perché oramai passavano là sotto senza abbassare più la testa. Non solo, ma vedevano i segni sulle banchine dell’acqua che si era ritirata.» (Sergio Causa).

«Ci accorgemmo di questa strana situazione, in cui dai traghetti il portellone invece di andare in discesa, dal traghetto sulla banchina, andava in salita …» (Eleonora Puntillo).

«Si chiacchierava del più e del meno, e uno degli amici dice: “ma avete visto come è salito, come non c’è più acqua nel Serapide?”, ecco, improvvisamente … fu quella domenica che mettemmo a fuoco che l’innalzamento di Pozzuoli era vistoso, vistoso rispetto al passato.» (Giovanna Buonanno).

DSC 4234Sono i primi sintomi che la terra si muove sotto Pozzuoli. I cittadini non hanno tempo per capire che le loro vite stanno cambiando inesorabilmente: l’ingiunzione di sgombero arriva in un giorno grigio di nuvole, cogliendo tutti all’improvviso. Il Prefetto Bilancia, in accordo con Giuseppe Imbò, allora direttore responsabile dell’Osservatorio Vesuviano, bypassando il Comune, ordina l’evacuazione immediata e coatta della zona A, il rione Terra di Pozzuoli. La terra si solleva vistosamente, il bradisismo è tornato. E’ il 2 marzo del 1970. 

«Andando per affacciarmi sulla banchina, sulla Domiziana, che si vedeva da Pozzuoli, tutte camionette di militari, ma centinaia, centinaia e centinaia di militari. Ma mai a pensare che sgombrassero questo rione Terra! Non si parlava proprio dello sgombero, che noi sappiamo che il professor Gentile andò a Roma e pregò di non far sgombrare questo rione. E invece la cosa fu fatale, misero la gente fuori come bestie, come bestie proprio,e poi da lì non si è capito più niente.» (Maria Cicale)

 «Una baraonda, l’esercito, la polizia, i carabinieri, nun sapevan’ che eran’ fa’, sì, dovevano sgomberare, ma come? Non c’era stata proprio una prova generale, niente, niente …» (Raffaele Giamminelli)

«Non è che eravamo felici di andarcene dal rione Terra, perché non sapevamo dove ci portavano, perché so’ venuti i militari, hanno preso la roba, diciamo, hanno messo sui camion, e con destinazione … qual era poi?» (Giuseppina Chiocca).

Persino il sindaco, Angelo Nino Gentile, convocato a Roma, dal Ministero degli Interni e dal Prefetto capo dei servizi per la Protezione Civile, rimane senza parole:

«Come si può, nel giro di ore, evacuare un’intera città? Così all’improvviso? Perché non mi hanno informato? Il bradisismo è un fenomeno lento, come può la terra essere impazzita d’un colpo? Potevano, se sapevano, informarmi. E a mia madre? I miei? Che fare? Ho il cuore in tumulto, la testa è un vulcano. Ma ho ancora un cervello?»

E’ il caos: la cittadina viene invasa da camionette militari e bus dell’Atan, in fila ed in attesa dei profughi da trasportare. Sì, ma dove? La gente capisce poco, si attacca alle case ed ai pochi averi, poi scappa, preda del terrore.