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Il giorno in cui Goethe passò per Pozzuoli. Cronaca del 1° marzo 1787

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Passo tratto dall' opera di Goethe "Viaggio in Italia", della collana I Meridiani – Arnoldo Mondadori Editore

 

 

Già a Roma qualche concessione mondana era stata strappata, più di quanto gradissi, al mio ostinato gusto per l'eremitaggio. Senza dubbio può parere strano che uno si metta a girare il mondo volendo starsene per conto suo. Perciò non avrei potuto opporre un rifiuto all'invito amabilissimo del principe von Waldeck che grazie al suo rango e alla sua autorità mi aveva dato modo di partecipare a qualche gradevole circostanza. Eravamo appena giunti a Napoli dov'egli risiede da tempo, quando c'invitò ad accompagnarlo in una gita a Pozzuoli e dintorni. lo avevo già in mente per oggi il Vesuvio, ma Tischbein m'ha indotto ad accettare la proposta; grazie al tempo splendido e alla compagnia d'un signore così compito e dottol'escursione, piacevole di per sé, non potrà che procurarmi diletto e giovamento. Ancora a Roma avevamo incontrato una bella dama che, insieme col marito, è inseparabile dal principe; lei pure sarà della partitae tutto sembra assai promettenteD'altronde ero già abbastanza noto a quella eletta brigata grazie a un precedente episodio. Il giorno in cui facemmo conoscenza il principe mi domandò a qual lavoro attendessi, e l'Ifigenia occupava tanto il mio spirito che una sera mi diffusi al riguardo abbastanza ampiamente. Fui ascoltato con interesse, ma credetti di capire che si sarebbero attesi da me qualcosa di più vivace, di più irruente

Stessa sera 

Dare un resoconto di questa giornata non è cosa facile. Chi non sa per esperienza come la lettura pur affrettata d'un libro che lo attrae irresistibilmente abbia lasciato nella sua esistenza un'impronta indelebile, cui poco o nulla ha potuto aggiungere in seguito la rilettura e la seria meditazione? Così è stato per me con Sakuntala; e non avviene forse lo stesso quando c'imbattiamo in grandi personaggi? Una gita in mare fino a Pozzuoli, brevi e felici passeggiate in carrozza o a piedi attraverso il più prodigioso paese del mondo. Sotto il cielo più limpido il suolo più infido; macerie d'inconcepibile opulenza, smozzicate, sinistre; acque ribollenti, crepacci esalanti zolfo, montagne di scorie ribelli a ogni vegetazione, spazi brulli e desolati, e poid'improvviso, una verzura eternamente rigogliosa, che alligna dovunque può e s'innalza su tutta questa morte, cingendo stagni e rivi, affermandosi con superbi gruppi di querce perfino sui fianchi d'un antico cratere (3)Ed eccoci così rimbalzati di continuo tra le manifestazioni della natura e quelle dei popoli. Si vorrebbriflettere, ma ci si sente impari al compito. Intanto, però, chi è vivo continua a vivere lieto, e noi non mancammo di far altrettanto, da uomini civili, partecipi del mondo e della sua vita, ma anche sensibili al monito d'un severo destino e pronti alla meditazione; spaziando illimitatamente con lo sguardo sulla terra, sul mare e sul cielo, ma richiamati quaggiù dalla presenza di un'amabile giovane dama, avvezza e incline a ricevere omaggio. Quel turbine di sensazioni non m'impedì tuttavia di prendere qualche appunto; a darvi forma definitiva sarà utilissima la carta geografica di cui ci serviamo sui luoghi, nonché un rapido schizzo disegnato da Tischbein; oggi non saprei aggiungere nemmeno una parola

 

 (3)Profondamente influenzata dall'interesse nutrito da G. per i
fenomeni del vulcanismo è questa breve quanto efficace caratte-
ristica che il poeta traccia della regione napoletana, in particolare
dei Campi Flegrei, della Solfatara di Pozzuoli, della zona di
Agnano e del parco degli Astroni